Basilica di Santa Maria sopra Minerva Roma

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Basilica Sanctae Mariae supra Minervam, è una bella basilica in stile gotico di Roma situata nel rione Pigna, in piazza della Minerva, sulla sinistra del Pantheon.

La basilica ospita le spoglie di Caterina da Siena, compatrona di Roma, Italia, Europa, proclamata dottore della Chiesa nel 1970, e del pittore mistico Beato Angelico, proclamato patrono universale degli artisti nel 1984.

All’interno ospita pregevoli opere d’arte, tra cui un affresco di Melozzo da Forlì, uno di Filippino Lippi, uno stupendo Gesù in marmo scolpito da Michelangelo… Il luogo è un vero e proprio museo che contiene numerose statue e dipinti.

L’area attualmente occupata dalla Basilica e dall’antico ex-convento, sorge sui resti fi ben tre templi di epoca romana, dedicati a: Minerva, Iside e Seràpide.

Nel sec. VIII accanto a questi templi vi era una piccola chiesa che papa Zaccaria concesse a delle monache basiliane fuggite da Costantinopoli.

Mentre nel 1255 con Alessandro IV, qui si stabilisce una comunità di Convertite, ma la chiesa apparteneva alle Benedettine di Campo Marzio.

Nel 1256 vi si insediano i Frati Predicatori che nel 1275 ottennero il possesso definitivo della chiesa grazie all’interessamento di un loro confratello, fra Aldobrandino Cavalcati.

Nel 1280 fu iniziata la costruzione della grande chiesa gotica a tre navate da parte dei Domenicani, grazie ai finanziamenti di Bonifacio VIII e dei fedeli. Gli architetti si ispirarono alla basilica di Santa Maria Novella di Firenze, semplificando gli elementi dello stile fiorentino.

I lavori si protrassero fino al 1453, quando la navata maggiore fu coperta a volta come quelle laterali già così costituite nel 1300.

Fu il conte Francesco Orsini che ordinò la costruzione a sue spese la facciata, che rimase però incompiuta mostrando il laterizio a vista fino al 1725, quando fu definitivamente terminata da papa Benedetto XIII.

Nel 1600, molti lavori interni, tra cui la trasformazione a tutto sesto degli archi ogivali delle navate, fecero assumere alla chiesa un aspetto più barocco.

La facciata è in stile romanico abruzzese rinascimentale, proprio davanti all’entrata, al centro della piazza c’è un piccolo obelisco egizio issato sulla schiena di un piccolo elefante, opera di Ercole Ferrata su progetto del Bernini.

Il convento di Santa Maria sopra Minerva è rimasto per circa 10 anni sotto le dipendenze del convento domenicano di Santa Sabina. Nel 1300 ospitava già più di cinquanta frati domenicani.

La chiesa è titolo cardinalizio dal 1557, ovvero legata ad un cardinale specifico. Il primo fu Michele Ghislieri, che nel 1566 sarà conosciuto come papa Pio V.

Nel 1577 Giovanni Solano (sepolto in Basilica) istituisce nel convento il Collegio di San Tommaso d’Aquino, oggi pontificia università San Tommaso d’Aquino (Angelicum), per assicurare una formazione intellettuale e spirituale ai frati Domenicani italiani.

Fu proprio nel convento adiacente alla chiesa che il 22 giugno 1633 Galileo Galilei, sospettato di eresia, abiurò le sue tesi scientifiche per salvarsi dalla condanna della Santa Inquisizione.

Tra il 1797 e il 1814, durante l’occupazione francese di Roma, il convento venne utilizzato come caserma di fanteria, subendo ingenti danni. Nel 1810 si ebbero ulteriori cambiamenti a causa della soppressione degli ordini religiosi e i frati qui stanziati furono costretti ad abbandonare il proprio convento.

Solo nel 1825 poterono farvi ritorno.
Definitivamente espropriato nel 1871 dallo Stato italiano, che ne è l’attuale proprietario, nel 1929 fu permesso ai frati di poter tornare nel convento e di poter utilizzare alcuni locali per officiare nella Basilica.

L’interno è ricchissimo di opere artistiche, ha un suggestivo soffitto dipinto di un azzurro brillante che rappresenta un cielo stellato. Pregevoli le numerose cappelle laterali

La cappella dell’Annunziata opera del Maderno e con un’Annunciazione di Antoniazzo Romano.

La cappella Aldobrandini, opera di Giacomo Della Porta e Stefano Maderno, che racchiude i monumenti funerari dei genitori di papa Clemente VIII Aldobrandini, realizzati da Nicolas Cordier. Il dipinto sull’altare è invece di Federico Barocci.

Gli affreschi della volta sono di Cherubino Alberti.

Il battistero è ricavato nello spessore della facciata, con decorazioni di Raguzzini e una tela raffigurante “Noli me tangere”, opera rinascimentale di Marcello Venusti.

La cappella di San Raimondo di Peñafort, conserva invece il monumento del cardinale Giovanni Diego de Coca morto nel 1477, opera di Andrea Bregno e anche lui sepolto nella chiesa e l’affresco Cristo giudice tra due angeli di Melozzo da Forlì.

La cappella di S. Domenico è invece opera di Filippo Raguzzini, con la tomba di papa Benedetto XIII decorata da Carlo Marchionni e Pietro Bracci, e la scultura “Madonna con bambino e i santi Giovanni Battista e Giovanni evangelista di Francesco Grassia.

La cappella Carafa è un’ opera del primo Rinascimento a Roma, affrescata da Filippino Lippi per il cardinale Oliviero Carafa alla fine del Quattrocento.

Il progettista rimane sconosciuto si presume sia o di Giuliano da Sangallo, o Bramante o Baccio Pontelli. Sulla parete sinistra si trova il monumento funerario di papa Paolo IV Carafa, opera di Pirro Ligorio realizzata negli anni 1560.

Al suo interno l’edificio conserva anche opere del Quattrocento e del Cinquecento tra cui quella di Raffaellino del Garbo, la lastra funeraria di Beato Angelico e la statua del Cristo che porta la croce, opera di Michelangelo.

Nella terza cappella della navata di sinistra è collocato il Cristo Salvatore, dipinto su tavola attribuito al Perugino.

Si trovano poi vari monumenti funerari e cenotafi realizzati da Gian Lorenzo Bernini o attribuiti a lui come Memoria a Maria Raggi e il busto della tomba di Giovanni Vigevano che costituisce la prima svolta della ritrattistica berniniana perché fu il primo ritratto che realizzò avendo potuto studiare il modello ancora in vita.

Insomma una bella passeggiata nell’arte e ancora non abbiamo parlato dello stupendo chiostro del ‘300 restaurato e restituito da poco alla sua originaria bellezza, aperto tutti i giorni tranne la domenica dalle 9.00 alle 13.00.

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