Sant’Onofrio al Gianicolo Roma

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Tra storia, spiritualità e arte, la Chiesa di Sant’Onofrio al Gianicolo custodisce il ricordo di Torquato Tasso e importanti capolavori del Rinascimento e del Seicento romano.

Sant’Onofrio al Gianicolo Roma

La chiesa insieme al convento dei Frati francescani dell’ Atonement (espiazione), è posta sulla passeggiata del Gianicolo. Chiesa madre dell’Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, ha ricevuto in passato il titolo cardinalizio di Sant’Onofrio.

Le origini del complesso religioso

Qui nel 1419, Nicola da Forca Palena (Cofondatore e Beato della congrega dei poveri eremiti di San Girolamo), realizzò un eremo dopo aver acquistato il terreno con i proventi ricavati dalle elemosine. La chiesa attuale risale al 1439 a cui fu aggiunta nel 1446 per raggiungerla, la salita che porta il nome del santo.

La struttura della chiesa

La chiesa presenta un’unica navata e due cappelle per lato. Completata nel XVI secolo, contiene diversi dipinti, affreschi e sculture di grande valore artistico. Prima del suo ingresso si incontra un sagrato erboso; questo è chiuso su due lati da un portico in cui sono ospitate delle lunette affrescate con le Storie di San Gerolamo eseguite dal Domenichino (Domenico Zampieri 1581/1641).

Torquato Tasso e Sant’Onofrio

All’interno della chiesa, proprio sulla sinistra dell’accesso, riposano i resti del poeta Torquato Tasso, morto il 25 aprile del 1595. Nella chiesa delle tre campane installate, quella più piccola accompagnò i suoi ultimi momenti di vita, suonando fino alla sua morte.

Il Tasso era arrivato qui da Napoli dietro la promessa di Clemente VIII di essere incoronato poeta, come era accaduto anche al Petrarca. La laurea però non ebbe luogo in quanto il poeta morì prima. In omaggio al Tasso, Sant’Onofrio divenne così una delle tappe di artisti e letterati in visita a Roma, che qui giungevano per omaggiarne le spoglie.

Garibaldi e le campane del Tasso

Quando nel 1849 i garibaldini confiscavano le campane romane per fonderle e forgiarne cannoni, a S.Onofrio si scontrarono con il superiore del convento, che si opponeva tenacemente nel dover sacrificare le sue campane, soprattutto quella più piccola, legata alla memoria del poeta Tasso.

Garibaldi, alla richiesta di risparmiarla e alla motivazione che si celava dietro a questa preghiera, si commosse ed ordinò: “che le campane che avevano accompagnato l’agonia del Tasso erano da considerarsi sacre e dovevano essere rispettate”.

La Cappella della Madonna del Rosario

Sul lato destro di fronte alla chiesa, il sagrato è chiuso da una cappella affrescata e dedicata alla Madonna del Rosario. Questa risale al ‘600 e venne fatta eseguire da Guido Vaini, un patrizio di Imola, appartenente alla nobile famiglia della città trasferitasi poi a Roma.

sant'onofrioGuido Vaini visse tra il Seicento e primo Settecento (1648–1720 circa), si fregiò di titoli come principe di Cantalupo, duca di Selci e marchese di Vacone. Fece realizzare la cappella da Agostino Tassi per sé e per sua moglie Lucrezia Magalotti, una patrizia appartenente a questa famiglia fiorentina aristocratica legata alla corte medicea del Seicento.

I Magalotti ebbero un ruolo importante nella vita politica e culturale del Granducato di Toscana. La cappella dunque vuole commemorare tutta la famiglia, con i dodici figli e i loro futuri discendenti.

Il chiostro e gli affreschi

Il chiostro del convento è la parte più antica del complesso e risale alla metà del XV secolo, questa presenta anche una galleria porticata al piano superiore. Le lunette del chiostro furono affrescate con le Storie di sant’Onofrio dal Cavalier d’Arpino e la sua scuola in occasione del Giubileo del 1600.

Dal portico si accede al chiostro a pianta rettangolare eretto su due ordini. Il piano inferiore è formato da quattro ali porticate con sette arcate a tutto sesto nei lati lunghi e tre nei corti. Sono rette da colonne, con capitelli a foglie che poggiano sulle stilobate. La loggia superiore è sostenuta da pilastrini ottagonali in laterizio.

In occasione del Giubileo del 1600, le lunette vennero affrescate con le Storie della Vita di S. Onofrio dal Cavalier d’Arpino, Sebastiano Strada e Claudio Ridolfi.

La Quercia del Tasso

Poco distante dal convento, dall’altra parte della “passeggiata del Gianicolo” tracciata tra il 1865 e il 1868, è conservata ormai secca, la cosiddetta “quercia del Tasso”, sotto la quale andava a contemplare e meditare il poeta.

Il luogo venne poi utilizzato da San Filippo Neri come meta di passeggiate e come teatro dalla sua congregazione. Ancora oggi nello spazio all’aperto vengono portate in scena rappresentazioni teatrali.

Il museo e la presenza della Santa Sede

Il Governatorato di Roma aprì qui un museo per raccogliere cimeli e reperti del Tasso come la sua maschera funeraria. Nel 1930 la proprietà passò alla Santa Sede.

sant'onofrioIl 15 agosto 1945 papa Pio XII nominò il complesso Ordine equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, forse proprio in onore della “Gerusalemme liberata” scritta dal poeta. Il pontefice invitò i frati francescani dell’Atonement a risiedere qui ed occuparsi del convento e della chiesa come ancora oggi fanno.

Gli affreschi dell’abside e le opere d’arte

L’ abside è arricchito da affreschi con le Storie di Maria, l’ Adorazione dei magi, la Fuga in Egitto, la Sacra conversazione con donatore, Pentecoste, Transito della Vergine, Assunzione, Incoronazione e altre scene ad opera di Bernardino Pinturicchio (1454-1513) e di Baldassarre Peruzzi (1481-1536).

Si ritiene che il Pinturicchio abbia eseguito gli affreschi della parte superiore, mentre quelli sottostanti sono stati attribuiti alla sua bottega e in parte al Peruzzi, che probabilmente diresse anche l’esecuzione dell’opera complessiva con all’apporto di artisti di scuola lombarda (gli Apostoli e le Sibille).

Le principali opere conservate nella chiesa

Altre opere qui conservate sono:

L’ Annunciazione, di Antoniazzo Romano (1460-1510) (affresco nella prima cappella posta a destra).

La Madonna di Loreto, di Annibale Carracci (1560-1609): Incoronazione della Vergine e altre pitture mariane di Giovanni Battista Ricci, queste poste nella seconda cappella di destra.

L’ altare con la Madonna col Bambino e un donatore, sono invece di Cesare da Sesto (1477-1523), opera già attribuita a Leonardo e poi a Giovanni Antonio Boltraffio (1467-1516).

La Natività è di Francesco Bassano il Giovane (1549-1592), figlio, allievo e collaboratore di Jacopo Bassano.

La Cappella del Rosario è quella visibile sul portico esterno.

Nel chiostro sono rappresentate Scene della vita e della Leggenda di S. Onofrio, di Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino (1568-1640), Sebastiano Strada e Claudio Ridolfi.

Le Sibille sul portale esterno sono o di Giovanni Baglione (1566-1643) o di Agostino Tassi (1566-1644).

La Madonna con Bambino e le lunette del portico esterno riportano le Storie di S. Girolamo del Domenichino (1581-1641).

Come raggiungere la chiesa

La Chiesa si trova nel perimetro che comprende l’ Ospedale Bambin Gesù e si accede ad essa attraverso una scalinata posta sulla strada che la costeggia.

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