Maria Monaci Gallenga alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna

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Siamo alla mostra di Maria Monaci Gallenga alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna.

Maria Monaci Gallenga nasce a Roma nel 1880. Il padre Ernesto Monaci è un intellettuale che fa parte del mondo accademico della capitale.

Sposa nel 1902 Pietro Gallenga medico oncologo. Coltiva interessi come la letteratura, la musica e in particolare la pittura. Dagli anni dieci sperimenta tecniche di pittura su stoffa in oro e argento, soprattutto su velluto di seta da motivi decorativi bizantini e rinascimentali. La pittura su velluto in Italia era praticata da numerosi artisti primo tra questi a Venezia Mariano Fortuny e lei conoscendolo dichiara che avrebbe fatto stoffe decorate ancora più belle! La sua produzione comprende oltre a pannelli decorativi e abiti anche borse, cappe, mantelli e scialli (cappa femminile in tre teli in velluto-chiffon di seta nero stampato a mano in oro e argento sfumata di taglio semicircolare) . Disegna figurini di abiti, tuniche classiche, cappe, lunghi mantelli.

invito alla culturaNel 1915 a San Francisco partecipa alla Panama Pacific Exhibition esponendo accessori e cuscini e ottenendo il grand prize. Il nome Gallenga diventa negli Stati Uniti sinonimo di eleganza. A Roma realizza il nuovo sipario del teatro Quirino commissionato da Marcello Piacentini.

In Italia il suo pubblico è quello dell’alta borghesia romana e della nobiltà. Numerose personalità indosseranno le sue creazioni, e anche saranno sue collaboratrici come le contesse Carolina Maraini che nei laboratori di Rieti e di Roma realizzerà raffinati ricami su disegni di Vittorio Zecchin (coppia di tende Double face di Emanuele Cito di Filomarino, stampato in oro e argento su velluto nero sul rectto e azzurro sul verso 1924). Nel 1920 fonda la Società Arte Moderna Italiana nel suo negozio di via Veneto. L’A.M.I. fu luogo espositivo permanente di Duilio Cambellotti (vaso con cerva del 1903-6; vaso con corvo e cavallo 1903-6 in bronzo; Mattonella con cavallo 1910-12 in terracotta dipinta policroma e la coppa con mani in gesso del 1920).

In questa società vi affluiscono artisti di ogni genere con la migliore produzione loro e dei loro scolari. Nel 1922 organizza e partecipa all’Esposizione d’Arte Italiana Moderna in Olanda e in Belgio. Avvia anche nei Paesi Bassi una efficace promozione commerciale svincolandosi da ogni legame con l’ A.M.I. da cui si era allontanata. (Opere di Alberto Gerardi, candelabro francescano 1920-23 e l’applique francescana del 1920-23 in ferro battuto; Giovanni Prini, Primavera 1921 in ceramica policroma e la rondine 1918 in terracotta)

1925-28 partecipa a Parigi all’Exposition International des Arts Decoratifs, espone opere d’arte, abiti, tessuti e accessori e si aggiudica il Grand Prix. (Vittorio Zecchin, Re Magi, arazzo in lana del 1919 e taglio di tessuto per cappa 1920 velluto azzurro stampato in argento di Maria Monaci Gallenga)

Fonda con Bice Tittoni e Carla Visconti di Modrone la Boutique Italienne con creazioni sartoriali e opere d’arte figurative e di artisti contemporanei italiani (Le tovaglie in mussola bianca ricamate su disegno di Vittorio Zecchin 1923-27 e stampi in legno d’abete, 1921-23 per ricami di Vittorio Zecchin per la tecnica di riproduzione del diesegno di un ricamo su tessuto).

Si rammarica che debba accantonare l’idea delle creazioni a Parigi di un centro per la diffusione di piccole industrie italiane. Forse trova difficoltà per la sua complessa personalità: non vuole interferenze governative nella sua attività, cosa che si apprende dalla relazione inviata dal Console Italiano A Benito Mussolini allora Ministro degli Affari Esteri.

invito alla culturaDovrà smentire le affermazioni di Jean Berhollin che scrive nel suo articolo che si vuole conformare al gusto francese. Di quegli anni sono i figurini (lungo il ballatoio vi sono una serie di figurini 1920-25 in china e acquarello su carta e campione di stoffa di Vittorio Morelli, di Otha, inchiostro di china e acquarello su carta e di Thayaht, matita e tempera su carta).

1929-33 partecipa a varie mostre. Nel 1934 dopo la chiusura della Boutique Italienne a Roma si dedica all’arredamento di case private, dopo la fine della sua stagione creativa per ingerenza del regime anche nel settore moda con regole vincolanti per gli addetti obbligati a depositare presso l’Ente Nazionale della Moda modelli e accessori perché ne fosse riconosciuta l’italianità. Muore nel 1944 durante la guerra a Passignano sul Trasimeno dove si era rifugiata.

guarda anche: https://www.viviroma.tv/?s=Galleria+Nazionale+d%E2%80%99Arte+Moderna

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