Ritratti di donne alla Galleria Nazionale d’arte Moderna di Roma

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Nell’ambito del laboratorio sul collage che rappresenta i ritratti di donne, siamo alla scoperta di alcuni dipinti della Galleria.

Iniziamo dal ritratto di giovane donna di 23 anni: Elena Vecchi di Vittorio Corcos “Sogni”(1896). Diverso da tutti gli altri. Autore famoso per ritratti fotografici, molto apprezzati, oltre la rivelazione realistica. E’ seduta su una panchina, lo sguardo rivolto non allo spettatore. Cosa stà pensando? Fu esposto a Firenze. Fece scandalo per la posizione delle gambe. Lei è una donna fuori dagli schemi, intanto perché legge libri di una casa editrice di un certo livello. E’ una donna sola che guarda il futuro. In quel periodo già c’è la rivolta delle suffraggette a cui si ispira probabilmente. Forse tiene quel foulard per riconoscersi tra loro. E’ sicuramente una donna emancipata. Le grandi rivoluzioni a volte vanno dall’alto verso il basso. E’ unica la resa degli occhi che non guardano lo spettatore. E’ un ritratto fuori dal normale.

Altra opera di un grande artista: Modigliani, “Ritratto di Hanka Zborowska” (1927). Lui è sfortunato muore giovane. Ha passato tutto il suo tempo a Parigi e riesce sempre ad essere individuabile, nonostante si ispiri a tanti stili (maschere africane, donne del ‘600 etc.). Questa opera rappresenta una donna che forse non è stata rivoluzionaria. E’ lei che poi si prenderà cura dell’unica figlia di Modiagliani. Lui riesce a penetrare nell’intimo. Le linee sono poche e si rifà alle madonne del ‘300 alle masche africane etc. Esprime intimità dando nome italiano ANNA. Lei non apprezzava lo stile di vita di Modigliani, ma lo accoglie perché riconosce il suo genio. Parla di emancipazione femminile. E’ un ritratto con poche linee. Alle origine del ritratto ci sono i Romani che rappresentano i caratteri somatici perché sono fondamentali per la persona e i Greci a cui era proibito invece in ritratto perché così si dava un giudizio.

ritratti di donnaRitratto di “Madame Ginoux (l’Arlesiana)” di Van Gogh. Rappresentata diverse volte, almeno nove. Cambiano gli oggetti di fronte a lei e la mano è posta in maniera diversa. Lei gestiva un caffè. Ricalca il ritratto di Gaugin che sarà molto accogliente nei riguardi di Van Gogh. Ma a volte contrasti tra i due mentre Van Gogh era già sofferente con la depressione. Lui farà a memoria questa donna nell’ultimo suo ricovero. I libri rappresentati sono novelle di Dichens e lo Zio Tom. La persona rappresentata era un po’ cruda non così materna come l’aveva rappresentata Van Gogh. Era una persona di carattere. Una donna fuori dagli schemi.

Di Kees van Dongen “La donna in bianco” (1912) a confronto con Giovanni Boldini. Questa è una donna rappresentata in centinaia di foto e quadri. Luisa, ereditiera, grande industriale del cotone. Alla morte dei genitori diventa ricca ereditiera. La sorella era bella , lei invece era ossuta e decide di rompere lo schema della bellezza dei tempi. Decide da piccolissima di divenire opera d’arte. Si sposa con il Marchese Casati. E’ un matrimonio di comodo. Nel 1900 a Parigi vede il futuro. Decide di tagliarsi i capelli e li tiene corti e tinti di rosso fuoco. Poi diventa un’opera d’arte. Gli ultimi anni di vita saranno drammatici. Era in contatto con tutti gli artisti del suo tempo. Si veste in maniera egocentrica con grandi tuniche.

Oggi vediamo così artisti come Madonna o Loredana Bertè! La Casati ha precorso i tempi. Si presentava a Piazza san Marco a Venezia nuda. Faceva dipingere i levrieri del colore dei suoi vestiti. Faceva grandi feste e usava dei serpenti vivi come gioielli…era un’opera d’arte. Lei stessa diceva che quando raggiungeva un limite poi diventava normalità.

Per il ritratto di Boldini “Ritratto della marchesa Casati con piume di pavone” (1911-1913): Boldini la rappresenta con piume di pavone mentre Kees van Dongen come figura che emerge dal nulla (sarà qui nel suo periodo di bianco e nero). Lui fu uno dei suoi innumerevoli amanti.

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