Intervista a DJ Andrea Galassi

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esclusivaContinua la nostra carrellata sui DJ capitolini.

Questo mese voglio fare due chiacchiere con Andrea Galassi, per farvelo conoscere un po’ meglio. Andrea è una persona che stimo perché ha le idee chiare. Nella vita è difficile essere se stessi, bisogna avere carattere a sufficienza per restarlo. Lui ama definirsi “impegnativo”. Una persona esigente dà e pretende rispetto per lui e per i suoi valori, per i quali continua a credere e lottare. Perché il valore è una qualità che non cambia, qualunque cosa succeda nella vita. Per Andrea svolgere questa professione è amore e passione per la musica. Ed è quello che si evince ascoltando i suoi set, tutti al servizio della gente e all’insegna del divertimento.

La tua prima memoria musicale?
Ricordo in particolare un disco, “Also Sprach Zarathustra” la versione funk di Eumur Deodato, un brano pazzesco del 74 che vinse il Grammy Award for best pop intrumental performace. Malgrado la mia giovane età mi appassionò e ne fui letteralmente travolto.

Il primo disco che hai comperato?
Se la memoria non mi inganna è stato l’album degli Earth Wind & Fire “All ‘N All”, comperato nel 1977. L’ho consumato per quante volte l’ho ascoltato sul mio giradischi Lenco. E’ stato l’inizio di una collezione di oltre 23.500 dischi che ho posseduto sino al 2003.

galassiQuali generi di musica ti hanno più influenzato?
Da subito ho capito che la dance è la musica che mi dà più stimoli, anche se ho avuto sempre un debole per gruppi sacri come Pink Floyd, Genesis, Queen, Rolling Stones e tanti altri. Ho sempre cercato l’immediatezza del riscontro della pista, il ritmo le gente che balla. Ho comprato migliaia di dischi dance, anche di autori non commerciali e più sofisticati, che tutt’ora amo e spesso vado a riascoltare nei vari DJ set dei miei amici e colleghi. Però io resto dell’idea che quando si va a ballare serve qualcosa che ti prende, un ritmo, un basso che ti trascina. Le cose più sofisticate oggi sono molto di nicchia.

Cosa ti ha spinto ad intraprendere questa professione?
Tutto è iniziato all’età di 14 anni, avevo già la passione per la musica ereditata dai miei fratelli più grandi. Mi posso considerare fortunato perché ho avuto uno zio adottivo, purtroppo non c’è più da diversi anni, conosciuto con il nome d’arte di Mario Barba, ma il suo vero nome era Mario Peraizza. Lui, molto più grande di me, era il tecnico storico del Piper e viveva nel mio quartiere, Trieste. Piazza Caprera era il mio punto di ritrovo. Mario ci adorava e trattava noi ragazzi come figli. Penso di essere stato il suo preferito. Iniziò a portarmi con lui al Piper e a me sembrava una favola stare lì, in consolle con tutti i più grandi DJ dell’epoca. Loro, piano piano, mi presero a ben volere finché un giorno l’allora direttore Gamucci mi diede il primo incarico, che consisteva nel preparare l’albero di Natale all’ingresso del locale, sotto gli occhi divertiti del grande boss, il compianto Giancarlo Bornigia. Passai poi alla sala giochi e finii per diventare prima assistente di mio zio Mario e infine tecnico degli effetti speciali (quando il fumo si faceva col ghiaccio secco e la neve con il polistirolo). Nel frattempo rubavo con gli occhi trucchi e segreti di tutti quei mostri sacri che si alternavano in consolle e a casa passavo ore e ore a provare e riprovare mixaggi e scalette.

galassiLa tua prima serata, cosa ricordi?
La mia prima serata vera non potrò mai dimenticarla, avevo 16 anni ed ero alla consolle del Piper. Avevo acceso l’impianto e aspettavo il DJ che in quella occasione era Marco Vitale. Quella sera come ogni anno c’era la festa dei pompieri con 1500 ospiti. Marco Vitale non arrivava e il ritardo cominciava ad essere importante. Mi sentii bussare su una spalla, era il Boss Mr. Bornigia Senior che mi disse: “Vai Andre’, tanto lo so che sai tutto a memoria… Parti, inizia te che sennò qui succede un casino!” Vi potete immaginare come potevo stare, a 16 anni avere la console del Piper e 1500 persone… Tremavo come un trattore! All’epoca erano i locali a comprare i dischi, così presi coraggio e partii. Ricordo solo che ero talmente concentrato e teso che non mi accorsi che nel frattempo Marco Vitale era arrivato. Quando mi voltai lo vidi e feci un salto indietro per lasciargli il posto, sentendomi quasi in colpa per aver osato prendere il suo posto. Marco mi disse: “Ma che sei matto?? Vai fortissimo, continua te! Io vado a bere un cosa”. E fu così che feci io tutta la serata. Da lì cominciò questa bellissima avventura.

galassiOltre al Piper, quali altri locali hai fatto?
Non ho suonato in molti locali, ho sempre dato molto più spazio agli eventi privati. Per intenderci, sono un po’ come un medico che invece di vivere la propria carriera in strutture ospedaliere prende la via del privato, ma di certo per questo non si può dire di lui che non sia un buon medico.

Quali sono gli ingredienti di una serata di successo?
Secondo il mio modesto parere la chiave di lettura della pista fa la differenza, saper guardare e capire cosa cerca o si aspetta la gente. Sempre entro certi limiti, o ti ritrovi a fare il juke-box umano.

Quanto conta la fortuna nella vita?
La fortuna è un ingrediente abbastanza importante che ti può dare un’opportunità, quella che magari aspettavi da una vita, ma poi se non hai argomenti, capacità ed estro non basta.

Sei realista o sognatore?
Per quanto mi riguarda sono un severo realista e non mi perdono neanche il più piccolo errore , ma per chi amo sogno sempre cose meravigliose.

galassiQual è secondo te il ruolo del DJ oggi?
Il ruolo del DJ oggi è diventato purtroppo un’altra cosa. Un tempo andavi al Piper per sentire un DJ o al Much More per sentirne un altro e non c’era tutto questo turnover di personaggi improvvisati. Oggi se hai un seguito di un centinaio di persone puoi esibirti in quasi tutti i locali. Poi cosa metti e come lo metti passa in secondo piano. Tra le altre cose che non vanno – e ne sono rammaricato – è che oggi siamo stati ”colonizzati“ da improbabili musiche latino-americane. Finti rappers “de noantri” e prodotti commerciali di basso livello. Mi dispiace per coloro che propongono cose di livello, mettendoci tutta la passione e l’anima senza però raccogliere consensi e gratificazioni. Alcuni si arrendono e pur di lavorare mettono ciò che oggi il mercato chiede, altri preferiscono non lavorare e restare coerenti con il loro pensiero e io li rispetto molto.

Sei contento di essere nato in questa epoca?
Sono fiero dell’epoca in cui sono nato, credo musicalmente la più bella, ed ho avuto la fortuna di poter vivere il cambiamento il progresso tecnologico, argomento molto delicato al quale andrebbe dedicato un paragrafo a parte, viste le divisioni che si sono create tra chi è pro digitale e chi lo vede come spazzatura e crede che non esista musica se non su disco.

Da cosa sei ispirato per la tua musica?
Io penso alla serata che devo fare, cerco di immedesimarmi con gli ospiti e la location. In base a questo scelgo le mie scalette sempre con la massima umiltà, pronto a correggere il tiro qualora la pista non recepisse le mie scelte.

galassiTi piacerebbe andare a vivere all’estero?
Sì, a Berlino. Musicalmente credo che sia una sorta di bosco fatato, dove un DJ viene apprezzato o criticato per ciò che riesce a trasmettere al pubblico a prescindere da come si chiama e che trascorsi ha. A Berlino puoi suonare in tantissimi posti e non gli interessa a nessuno chi sei o quanta gente porti, conta come il pubblico reagisce al tuo sound!

Qual è la frase che più ti rappresenta?
“Chi si somiglia si piglia”. Credo che noi siamo un po’ come i cani, ci annusiamo, ci riconosciamo e se ci piacciamo facciamo un pezzetto di strada insieme, altrimenti ognuno verso una propria destinazione. Siamo chimica, in sostanza.

Oltre alla musica, hai altre passioni?
Sì, quella delle automobili. Parallelamente al DJ, da 35 anni vendo auto. Ma anche questa professione è diventata altro, il venditore ora è molto più simile ad un impiegato dei grandi magazzini piuttosto che un professionista stimato e rispettato.

Cosa può salvare questo lavoro?
Questo lavoro secondo me si salva con la coesione, il rispetto e l’umiltà. Purtroppo con la crisi e con gli ingaggi ben lontani da quelli di un tempo si è arrivati ad una lotta tutti contro tutti ma sopratutto un lotta tra poveri, credo. E poi con l’avvento della tecnologia sono sbucati milioni di nuovi DJ della domenica che hanno finito col distruggere un mercato già agonizzante, gente che pur di mettere due brani va gratis. E molti gestori si lasciano attirare da questi ragazzi, con il risultato che la qualità ormai rasenta l’imbarazzo. Ma per fortuna esistono ancora (poche) realtà che riescono resistere ed imporsi al brutto che avanza.

Quando si acquista la consapevolezza di potercela fare?
Beh, questa domanda secondo me va fatta a quelli fortissimi, quelli che hanno davvero scritto un pezzetto di storia e che sono consapevoli del loro operato. Per me non c’è mai un momento per rilassarmi e dire “ecco, sono arrivato”. Al contrario, sputo sangue il doppio perché ancora oggi ho davvero molto da dimostrare, specie a me stesso.

Andrea Galassi, Luca Cucchetti

Andrea Galassi, Luca Cucchetti

Un DJ che ti piace e ti ha influenzato?
Credo di essere scontato citando il DJ dei DJ, il compianto Marco Trani. Inarrivabile, un genio, un fuori classe. Purtroppo ci ha lasciati e un altro a quel livello, con tutto il rispetto per i miei amici DJ, non c’è. Ma il DJ al quale devo davvero tanto è Luca Cucchetti. Trovo che Luca abbia una marcia in più, percepisce le nuove tendenze molto prima degli altri. E’ un divoratore di musica e ha un background importante. Passa notti intere dividendosi tra la radio, che gestisce da solo, e l’ascolto di migliaia di brani. Siamo diventati amici, forse fratelli. Ma il nostro incontro è stato come prendere un Freccia Rossa in faccia. Luca è uno diretto, schietto, che non fa sconti a nessuno e mi ha letteralmente massacrato ridicolizzando tutte le mie carenze e punti deboli. Lì per lì ci siamo scontrati, però poi andavo a casa e smaltita l’incazzatura riflettevo sulle sue accuse e capivo che io quegli errori li facevo davvero. Devo molto a Luca, credo di essere migliorato del 60% grazie a lui, anche se ancora mi uccide appena faccio un errore… Ma va bene così.

Manie da DJ ne hai?
No, zero, solo il desiderio incontentabile di far divertire chiunque sia sulla mia pista con la mia musica.

Progetti futuri?
Più che progetti la speranza che questo mondo cambi, che si smetta di fare fazioni e sette e che finalmente tutti gli addetti ai lavori vadano in un unica direzione nel nome della musica, che è la vera protagonista della nostra vita.

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About Author

Andrea Belfiore

Attrice, modella, affermata e famosa DJ

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