Un brano nato dalla memoria e dal dolore che ancora attraversano l’Italia
A trentaquattro anni dalla Strage di Capaci, la musica torna a farsi memoria, testimonianza e ferita aperta. Il cantautore Bungaro firma “23 Maggio”, una intensa composizione strumentale dedicata ad Antonio Montinaro, caposcorta e uomo di fiducia del giudice Giovanni Falcone, ucciso nell’attentato mafioso che il 23 maggio 1992 sconvolse il Paese.
Un progetto artistico e umano nato dall’incontro tra Bungaro e Matilde Montinaro, sorella dell’agente assassinato insieme a Falcone, Francesca Morvillo e agli uomini della scorta lungo l’autostrada che porta a Capaci.

BUNGARO_ph credits Tony Gentile
“Quel giorno non festeggiai il mio compleanno”
Per Bungaro il 23 maggio non è mai stata una data qualsiasi. Quel giorno, nel 1992, il cantautore stava per compiere 28 anni.
“Ricordo come fosse adesso”, racconta l’artista. “Alle 17.50 circa arriva una delle notizie più tristi del nostro Paese. Giovanni Falcone, la moglie e tutta la scorta erano saltati in aria sulla strada che porta a Capaci. Non dimenticherò mai quel senso di impotenza, di sconforto e di ingiustizia”.
Un dolore rimasto vivo nel tempo, tanto da trasformarsi oggi in una composizione musicale intensa e profondamente emotiva.
La voce di Antonio Montinaro apre il brano
“23 Maggio” nasce insieme a Max Calò e vede la partecipazione del musicista jazz Raffaele Casarano ai fiati.
La composizione si apre con la voce autentica di Antonio Montinaro tratta da una delle sue ultime interviste:
“La paura è qualcosa che tutti abbiamo. Chi ha paura sogna, chi ha paura ama, chi ha paura piange. È un sentimento umano. È la vigliaccheria che non si capisce”.
Parole diventate simbolo del coraggio silenzioso di chi ha scelto di servire lo Stato fino all’ultimo giorno.
La lettera di Matilde Montinaro: “Da allora niente è stato più come prima”
Nel brano trova spazio anche la voce di Matilde Montinaro, che legge una lettera struggente indirizzata al fratello Antonio.
Un racconto che riporta alla memoria quei drammatici istanti del 23 maggio 1992, quando 500 chili di tritolo fecero esplodere l’autostrada di Capaci.
“Quei 500 chili di tritolo sono entrati violentemente in casa nostra. E da allora niente, dico niente, è stato più come prima”, recita uno dei passaggi più intensi del testo.
La lettera diventa così una testimonianza personale ma anche collettiva, capace di restituire il peso umano di una tragedia che ha cambiato la storia italiana.
Il video e l’album “Fuoco Sacro”
Il video ufficiale di “23 Maggio”, con montaggio firmato da Massimiliano Mammarella, è disponibile online:
La composizione è contenuta nel nuovo album di inediti di Bungaro, Fuoco Sacro, progetto che conferma ancora una volta la capacità del cantautore brindisino di intrecciare musica, memoria e impegno civile.
A oltre tre decenni dalla Strage di Capaci, “23 Maggio” non è soltanto una composizione musicale: è un atto di memoria collettiva, un omaggio alle vittime della mafia e a chi ha sacrificato la propria vita per difendere lo Stato e la libertà.
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