Il Comitato Intima la Regione Lazio a non concedere prelievi dal lago di Bracciano e diffida il Ministero dell’Ambiente

Inoltrato in data 17 gennaio 2020 formale atto contro ipotesi di prelievo dal bacino lacustre

Il Comitato per la Difesa del Bacino Lacuale di Bracciano-Martignano in data 17 gennaio 2020 per il tramite dei suoi legali (Francesco Falconi, Simone Calvigioni, Mario Lepidi e Marco Marianello) ha intimato i competenti uffici della Regione Lazio a non concedere alcuna possibilità di prelevare acqua dal lago di Bracciano ad Acea/Acea Ato 2 fino a che il livello delle acque del lago non sarà in linea con le medie stagionali di cui all’atto ex articolo 164 codice ambiente emanato dal Parco di Bracciano-Martignano.

Con lo stesso atto ha richiesto inoltre agli uffici della Regione Lazio di richiedere come per legge ad Acea/Acea Ato 2 di produrre uno studio di incidenza relativo all’impatto di una eventuale ripresa degli emungimento, nel solo di quanto stabilito dall’atto ex articolo 164 del decreto legislativo 152/2006 emanato dal Parco Regionale di Bracciano-Martignano, ovvero a seguito del ritorno del livello del lago ad una quota in linea con le medie stagionali registrate nello scorso secolo.

Con lo stesso atto inoltre il Comitato per la difesa del Bacino Lacuale Bracciano-Martignano ha diffidato il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio a concludere i procedimento amministrativo ex articoli 312, 313 del Testo Unico dell’Ambiente.

Al riguardo si precisa che l’atto vale “quale nuova istanza di avvio del procedimento dal medesimo contenuto della precedente che si intende integralmente richiamata”. “Si avvisa che – conclude l’atto del Comitato – che, in caso contrario, i responsabili verranno chiamati a rispondere delle proprie azioni in sede penale, civile ed amministrativa”.

Nell’atto il Comitato, in relazione alla richiesta di Acea Ato 2 di poter tornare a captare dal lago di Bracciano per oltre 20 giorni ad un ritmo di oltre 1.000 litri al secondo, precisa che “è evidente che ciò sia intollerabile e non possa avvenire perché comporterebbe un deficit indotto di natura antropica pari a circa un milione e settecentomila metri cubi, pari al 4 per cento del deficit già attualmente gravante sul bacino idrico”.

Nelle premesse dell’atto inoltre il Comitato precisa che “qualunque captazione sarebbe oggi assolutamente gravemente lesiva dell’ambiente e illegittima e non può considerarsi “irrilevante” in un contesto di cambiamenti climatici e di forti deficit di precipitazioni”, che “la manutenzione e conservazione dell’impianto di captazione deve avvenire necessariamente con modalità tali che non importino la sottrazione di acqua dal lago di Bracciano poiché nel contesto generale di forte deficit e scarse precipitazioni non è pensabile una perdita d’acqua al solo scopo manutentivo”, che “ai sensi della concessione, infatti, come confermato anche dal Tribunale Superiore Acque Pubbliche, il lago è una riserva idrica, cui può essere attinto solo per far fronte ad emergenze, sempre e comunque nel rispetto dei limiti imposti dalla salvaguardia dell’ambiente”, che “spetta al concessionario adeguare l’impianto e fare in modo che possa rimanere funzionale a prescindere dalle captazioni; che “non mancano al riguardo soluzioni tecniche, nel ventunesimo secolo”, che “potrebbe pertanto essere ipotizzata, ad esempio, la realizzazione di un circuito che faccia circolare l’acqua nell’impianto per ricondurla al lago”.

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