Intervista a Giovanni Battista Savona

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esclusiva“Il non materno”, il romanzo autobiografico di Giovanni Battista Savona

Quanta ingiustizia c’è al mondo e quanta bellezza. Come conciliare queste due cose?
Pensavo a questo mentre Giovanni Battista Savona mi raccontava la sua vita. Una storia sofferta, non facile, che ha temprato il suo spirito forte. Un cammino che merita di essere ascoltato o meglio letto dalle pagine del suo romanzo “Il non materno”.
Giovanni ha raggiunto la consapevolezza attraverso gli studi di bioenergia, che ognuno di noi sin dalla nascita sia soggetto alle forze della natura. Convertendo il negativo nasce quella positività che ci fa vivere infinite possibilità. Una sorta di magnete della felicità. Orgoglioso di essere Siciliano è un artista a tutto tondo. Fortemente creativo, attratto dall’insolito. Scrittore, pittore, poeta. Vincitore di numerosi premi internazionali. Non fugge dalla realtà ed affronta problemi concreti. Ricercatore per eccellenza, mistico, un po’ filosofo, se prega si rivolge al sole, alla terra, all’aria, all’acqua. Pensa che nella vita non contano i passi che fai, nè le scarpe che usi, ma le impronte che lasci.

Come nasce la voglia di scrivere un libro?

Ho sempre, sin da bambino, raccontato storie straordinarie. Con i miei temi sorprendevo i professori. Poi un giorno, da grande, tornando a casa vidi un programma televisivo dove si proponeva ad un giovane emergente di scrivere la sua storia. Avevo tanto da dire, ho affrontato diverse vicende drammatiche che mi hanno segnato molto. Violenze e soprusi di ogni genere. Dall’abbandono dei miei genitori, alla morte di una mia sorellastra, uccisa dallo stesso marito. Sono stato strappato dalle mie origini e da quella Sicilia che tanto amavo, dove vivevo con i miei nonni. Mia mamma era tornata a vivere in Italia a Varese e decise di portarmi via. Aveva un nuovo compagno ed era rimasta incinta. Sino a quel periodo non poteva badare ai suoi quattro figli perché lavorava in Svizzera come sarta per grandi aziende. Era una bellissima donna, ma ha fatto soffrire tutti i suoi figli.

Un’infanzia difficile, scrivere ti aiutava ad evadere da tutto ciò?

La mia infanzia è stata molto difficile. Quando i miei nonni, che non stavano bene, andavano a fare le cure termali al nord, rimanevo con la mamma di mio nonno. La chiamavano la zoppa, giocava a carte e beveva. Venivo legato per ore ad una sedia e non potevo neanche andare in bagno. Mi faceva mangiare anche il cibo del cane, diceva che ero un bambino cattivo. Ma in realtà ero solo vivace. Questo ed altro è scritto nel libro. Mi piaceva scrivere, ma anche disegnare.

giovanni battista savonaQuando hai capito che scrivere poteva diventare una professione per te, una svolta nella vita? Chi ti ha aiutato o tenuto per mano?

Nessuno, ho fatto tutto da solo perché credo che in ognuno di noi ci sia la chiave di tutto. Ognuno ha un’anima antica, tutte le vite che abbiamo vissuto, anche se non le ricordiamo, viaggiano nella nostra anima, nelle nostre cellule. Ho preferito seguire il bene o lasciato andar via il male. Pensavo di essere debole ho pensato anche al suicidio. Ed ho capito che non è stata una vigliaccheria non averlo fatto, ma la mia forza. All’età di quarantotto anni, quando ho saputo della morte di mia sorella, ho iniziato a scrivere poesie. La poesia non è per tutti e non è da tutti. Non tutti sono capaci di toccarti l’anima con dei versi.

Il non materno, perché questo titolo?

Il titolo è nato da una lettera che io scrissi a mia madre. Piena di risentimento. Rappresenta tutto ciò che non ho avuto da lei. L’amore che mi è stato negato. Il male che avevo ricevuto.

Nella copertina del libro appare Medea, perché?

Medea, gelosa del suo uomo che la tradiva con l’amante, uccise i suoi figli per non farglieli più vedere. Rappresenta metaforicamente mia madre che ha ucciso i suoi figli nell’anima. Segnando il loro percorso con ferite che non guariranno mai.
E’ stata realizzata da Rocco Normanno, un pittore famoso che stimo molto. Un quadro conosciuto a livello mondiale.

Come realizzi i tuoi dipinti e cosa dipingi?

Non amo dipingere sulla tela perché la trovo fredda, preferisco il legno. Utilizzo un mix di acrilici, bombolette spray, a volte pennarelli Uniposca… Mi piace rappresentare ciò che mi emoziona attraverso diverse tecniche. Dipingo vari soggetti tra cui i gatti, hanno sette vite ed il sette è un numero che ricorre nella mia vita. Ho vinto il Leone d’oro a Venezia e un importante premio a Montecarlo. Ma questo non è importante, è importante il percorso e ciò che ci metti dentro di tuo.

Hai fatto altri lavori nella tua vita?

Sì, ne ho fatti molti. Sono andato in Francia con dei circensi. Ero minorenne, avevo sedici anni. Raccontai loro la mia storia, all’inizio non venni creduto, ma quando dei miei paesani confermarono tutti i soprusi che ricevevo dalla mia famiglia, decisero di portarmi con loro. Divenni un’acrobata con la moto. Andavo da un’altezza all’altra sospeso ad un cavo.
Non era coraggio, ma incoscienza. Finalmente avevo trovato una famiglia. Avevo delle “madri” che diventano tali quando crescono i figli degli altri. Mi hanno accudito insegnandomi tante cose. Sono rimasto con loro sino all’età di diciotto anni. Dovevo tornare in Italia per il servizio di leva. Mi avrebbero ripreso in seguito. Tornato a Trapani da mio nonno sapevo che non mi avrebbe accettato perché pensava fossi un delinquente come mio fratello. Andai a fare il giostraio, un’altra situazione brutta, mi picchiavano, dovevo sottostare a dei soprusi. Passai a fare l’elemosina con degli zingari Slavi. Li mi trattavano bene. Ero italiano e mi lasciavano circa centocinquanta mila lire al giorno. Ma un giorno sparirono con i soldi che gli portavo. Passai a fare il contrabbando delle sigarette. La finanza si accorse e mi sequestrò tutto. Da lì capii che era meglio cambiare attività. Non avevo più nulla, neanche un posto dove andare a dormire, perciò fui costretto a fare il militare, anche se non ne avevo nessuna voglia. Mi cercavano. Andai in Sardegna in una base Nato. Ero un tipo ribelle. Spaccavo gli armadietti, vendevo le divise… Mi mandarono via dopo pochi mesi, perché capivano che soffrivo di stati d’ansia, ma non ero pazzo. Fui contento ad andare via da un’altra situazione soffocante. Sono un animo libero. Sono andato poi a Senise dove ho conosciuto una ragazza e sono rimasto lì a fare il pizzaiolo. Poi passo a Castrocaro Terme. Avevo ancora lo zaino del militare. Mi fermo in un bar, non sapevo dove andare a dormire, chiedo se c’era un lavoro per me. Mi dicono che c’è un’artista, Erios Maletti, che fa i burattini da varie generazioni. Non fu facile all’inizio perché non sapeva cosa farmi fare. Dopo avermi studiato per mesi disse che potevo diventare fachiro, mangia fuoco. Spezzavo le catene, rompevo i mattoni sul mio petto ecc. Lui aveva un’assistente siriana che faceva la cartomante. Io me ne innamorai. Le sono debitore, mi ha fatto conoscere l’amore che non avevo mai avuto. Sono rimasto 18 anni poi sono andato via, lei era diventata violenta, beveva… Sono andato a Perugia ed ho fatto il cartomante presso uno dei centri più grandi, il Re Sole. Ho scoperto di avere delle doti innate. Ho aiutato tanta gente. Il mio scopo è dare voce a chi non ne ha. Ecco, perciò sono stato invitato a Pulsano, per una manifestazione internazionale contro il femminicidio. E poi leggerete il resto nel libro.

giovanni battista savonaCome si fa a sconfiggere i propri mostri interiori? Tu ci sei riuscito alla fine?

Non è affatto semplice, molti soccombono schiacciati da esperienze della vita che segnano inevitabilmente. Quando si chiude una porta c’è ne sempre un’altra che si apre. L’importante è essere recettivi alla positività. Credo di poter ringraziare una grande donna che ora non c’è più, che tanti anni fa mi raccolse dalla strada quando non sapevo dove andare ne cosa fare, o forse il momento in cui con una compagnia circense sono fuggito dal mio paese, lo stesso che mi aveva visto vittima di tanto orrore e soprusi. Sentii che dovevo farlo, che dovevo dare una svolta diversa, un’impronta nuova alla mia vita. E così è stato. Ora sono più sereno e continuo il mio percorso di crescita, anche se si tratta di un processo in continua evoluzione. Voglio costruire bellezza per essere testimone, per chi sta soffrendo, che prima o poi può trovare quella luce in fondo al tunnel.

Progetti futuri?

Un film da questo libro. A dicembre il libro sarà tradotto in Inglese e in Francese. Sarà venduto in tutto il mondo.

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Attrice, modella, affermata e famosa DJ

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