Il “feticismo culturale” dei 5 Stelle

Neanche Tremonti avrebbe osato così tanto

Quando l’allora ministro Tremonti disse “Con la cultura non ci si mangia” pensavamo che difficilmente qualcuno avrebbe potuto fare peggio, che si fosse drammaticamente toccato il fondo di una pochezza e bassezza concettuale che – con quella frase – chiudeva il cerchio, emblema di una stagione politica disastrosa.

Pur gridando allo scandalo archiviammo col tempo la boutade come l’ennesimo scempio di un berlusconismo militante che aveva toccato una delle sue vette più alte (quindi più basse) nella fattispecie contro il Bene Comune, contro la democrazia della Cultura e dell’Arte. Soprattutto ci indignammo per una visione miope del sistema Cultura e Turismo in un Paese come il nostro, museo a cielo aperto (oltre alle migliaia di beni storici, archeologici e artistici di ogni tipo e in ogni città). Un sistema da considerarsi a tutti gli effetti industriale che sa generare profitti (vedi il caso del Museo Egizio passato recentemente alle cronache, ma gli esempi sarebbero numerosi). Insomma, in quegli anni di nascente diarchia, la Destra berlusconiana ci stava abituando al peggio. Finché un giorno arrivarono i grillini.

Senza star qui a passare in rassegna la cronistoria pentastellata, ecco un comune sobbalzo per una frase così sgradevole che difficilmente ci saremmo aspettati, nonostante ormai dal Movimento ci siamo un po’ abituati a tutto e al contrario di tutto, costretti ad essere sempre pronti al peggio. Ma quel “feticismo” rivendicato con fermezza dalla consigliera del Comune di Roma, Gemma Guerrini, vicepresidente commissione Cultura, spazza via l’infelice battuta tremontiana gettando nel panico e nel vuoto l’intera comunità. L’episodio infatti, seppur circoscritto agli eventi legati alla piazza trasteverina gestita dai ragazzi del Cinema America, diventa manifesto di un pensiero pentastellato da far rabbrividire.

Circa 150 tra registi e attori dei più noti e rappresentativi sono scesi in campo per la piazza aperta, per il cinema da lasciare nelle mani di chi se lo era inventato e, soprattutto, per un aperto dissenso contro l’appiattimento culturale forte come una scure, capace di spazzare via tutto con una banalità estrema in nome di un moralismo borghese raccapricciante. Quell’orrenda definizione getta nel caos e mortifica il concetto di Cultura stessa, intesa come studio, ricerca, scoperta, riscoperta, amore, e quindi poesia, magia, forza, vita. O più semplicemente cultura popolare come “semplice” intrattenimento, come sete di sapere, come necessità di conoscenza. “Cosa c’è di culturale nel proiettare film vecchi? E’ feticismo. Personalmente non so cosa ci sia di così altamente culturale nella riedizione di vecchi film”, affermava non più di due giorni fa la grillina Guerrini, rincarando la dose e insistendo con il suo pensiero sciacallo. “Cos’è infatti se non feticismo, la reiterata proiezione, giorno dopo giorno, di vecchi film che hanno in comune soltanto il fatto di essere famosi, con a seguire la presentazione degli altrettanto famosi produttori/registi/attori”.

Il mondo della Cultura, del Cinema, dell’Arte e più semplicemente della società civile ha trasecolato (Movimento 5 Stelle compreso, che se ne è dissociato emarginando, come spesso accade, un suo esponente). I commenti sono talmente tanti e tutti di condanna che lasciamo qui, a voi lettori, la possibilità di intervenire su una delle più tristi pagine della storia pre-elettorale italiana. Intanto è stata recapitata la lettera aperta da parte del cinema italiano a nome dei suoi massimi esponenti (da Virzì a Mastandrea, da Bertolucci a Ozpetek) invocando le dimissioni del vicesindaco e assessore alla Crescita Culturale, Luca Bergamo e della Vicepresidente della Commissione cultura, Gemma Guerrini “Non in grado di comprendere, difendere e valorizzare il patrimonio culturale italiano e quindi di rappresentarlo”.

Il pensiero unico, indignato, lo affidiamo alla regista Barbara Nava, anche mediatrice culturale per i suoi festival di cinema in Sud America che commenta amaramente mettendo un po’ tutti d’accordo: “Sono persone senza spessore, facilmente arruolabili in movimenti estremi. Pericolosi. Sapere che molti voteranno 5 Stelle é preoccupante”. Ovviamente l’attacco non è ai 5 Stelle in toto ma alla frase in sé, certi che gli elettori del Movimento di Grillo possano prendere le distanze da un concetto così effimero.

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Pier Paolo Mocci

Direttore editoriale NED Edizioni | MapMagazine

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