“Con il naso in su”

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TEATROVID-19 Il teatro ai tempi del Corona (senza mascherine all’aperto)

Teatro Trastevere

di Andrea Zanicchi

regia Antonio Grosso e assistente alla regia Roberta Federica Serrao

musiche Laura Benvenga

Torno con piacere in questo teatro, dove trovo sempre una calda accoglienza da parte di Marco Zordan e Vania Lai, rispettivamente direttore artistico e responsabile dell’ufficio stampa.

Stasera c’è Andrea Zanacchi con il suo monologo. Una vecchia conoscenza, che ho seguito molto durante il lockdown attraverso i suoi divertentissimi video sul web, girati e montati insieme alla dolcissima moglie Manuela Bisanti. I loro sketch mi hanno tenuto compagnia e regalato allegria durante tutta la pandemia.

Andrea è un bravo artista, che finalmente posso vedere dal vivo in uno spettacolo la cui regia è curata da Antonio Grosso, anche lui un nome noto che ho avuto modo di apprezzare nel recente passato attraverso il suo lavoro; insomma, un felice connubio per portare in scena il racconto di questo barbone.

In un qualsiasi parco, con le sue poche cianfrusaglie raccattate qua e là, in una voluta scialba ed essenziale scenografia, quest’uomo ci racconta la sua vita colma di esperienze e ricca di aneddoti. Conosce bene la storia contemporanea; anche se non ne è il protagonista, né è stato spettatore: il dramma di Chernobyl, la politica di Craxi, la morte di Freddy Mercury, l’attentato a Falcone e Borsellino, il crollo delle Torri gemelle; ma anche il cinema con Rambo e Full metal Jacket, o lo sport, con i mondiali di Baggio. Tutte vicende che hanno fatto parte della sua vita. Ma Nino ci racconta anche della sua vita personale, di quando suonava il sassofono in una banda musicale, o giocava con la sua squadra di calcio. E poi ci narra dei suoi ricordi legati all’infanzia, con i suoi genitori, e del legame con il fratello, con lo zio e il nonno dall’accento veneto e dalle idee un po’ leghiste e un po’ razziste, che Andrea propone ed impersona efficacemente e, paradossalmente e nonostante le sue idee, in maniera divertente e al contempo profonda. Ci racconta delle sue prime esperienze amorose, ma anche del trauma subito con il terremoto che lo ha scioccato, facendone una descrizione viva e talmente piena di dolore e paura che colpisce e sciocca anche noi.

Accompagnato dal malinconico suono del violoncello di Laura che sapientemente e delicatamente sottolinea alcuni passaggi, Andrea racconta, con una miscela di dialetti (a volte ciociaro, a volte pugliese), la storia di un barbone qualunque. Forse quel dialetto che cambia vuole proprio sottolineare che non importa la sua provenienza, perché Nino rappresenta un clochard qualsiasi, che vuole raffigurare l’umanità di quegli sfortunati esseri dimenticati dalla società di cui le nostre città sono piene. Insomma, non importa chi sia e da dove venga, l’importante è la sua essenza. La storia che racconta è una qualunque, come mille altre, come la nostra. Non sappiamo perché vive in strada, se lo ha scelto o se ci è finito per una sorte avversa; non è questo che Nino vuole dirci, ma farci capire che dietro il suo dramma c’è una persona come noi, semplice e che vive un dramma. Questo è il legame che, stimolando l’empatia, lo spettacolo vuole trasmettere.

Ben interpretata da Andrea, la storia è circondata di malinconia e di tristezza, ma rotta sempre sapientemente da inserti ironici che arrivano al momento giusto a “salvare” lo spettatore da quell’ amarezza di fondo. Sempre pronto a farci sorridere e ridere grazie alla spontaneità e alla genuinità di quest’uomo, senza chiederci nulla in cambio ci porta nella sua vita attraverso i racconti in cui si mette a nudo senza remore, senza timore di essere giudicato. Lui, Nino, parla a noi pubblico attraverso Marco, un giovane ragazzo adolescente, che invece di essere atterrito dalla condizione di quest’uomo, ne rimane incuriosito, affascinato dopo un primo, difficile impatto. Abbattendo i suoi preconcetti, Andrea ci fa capire che Marco vuole ascoltare la sua storia, capirlo. Marco è il nostro filtro. Andrea lo pone virtualmente di lato, parla con lui ponendosi di profilo rispetto alla platea, e questo ci permette di assaporare e gustare tutta la sua espressività, infarcita di picchi emotivi scatenati dal “confronto”.

naso in suQuesta terza persona, questa barriera invisibile è creata educatamente per proteggerci dall’impatto emotivo. Nino, attraverso lui, si rivolge a noi mantenendo le distanze, non ci invade, non ci aggredisce, ci tutela, lasciandoci l’opportunità di scegliere noi quanto, quando e come avvicinarci. Si tiene a distanza per non imbarazzarci con la sua presenza e con il cattivo odore che emana e che la strada gli ha appiccicato addosso come un marchio indelebile, come una colpa. Andrea si dimena sul palco, quasi posseduto da tutti i personaggi che contemporaneamente interpreta. Parla con loro e gli risponde freneticamente, dando l’idea di un vero e proprio dialogo, cambiando spesso dialetto, tono e timbro di voce; si aggira tra le sue poche cose, che rappresentano la sua casa, il suo letto, le sue misere “proprietà” poste sul ciglio di una strada qualsiasi. Ma Nino ha un’altra ricchezza, quella dei sentimenti. È nostalgico sì, ma non sembra triste, non sembra un fallito, non pare arrabbiato con la vita. Più che rassegnato accetta la sua condizione stoicamente, ma al contempo sembra uno scrigno colmo di tesori e ricco di esperienze ed emozioni, che elargisce gratuitamente con altruismo. Non è arrabbiato con il suo destino, sa essere critico verso se stesso e verso la vita. Andrea è divertente, ma anche profondo e drammatico. In alcuni passaggi arriva dritto allo stomaco emozionando fino a farci venire la pelle d’oca e facendoci anche scendere una lacrima.

Nel suo racconto sono palpabili il dolore, l’ingiustizia, la prevaricazione di chi non vede più Nino come un essere umano, ma solo come un semplice e fastidioso barbone. Forse è la reazione di difesa di chi rifiuta queste realtà, di chi teme che anche lui possa avere riservato un destino analogo e allora scaccia la sua paura rivolgendosi con rabbia e violenza verso un povero derelitto, un “diverso” che andrebbe invece aiutato, amato, compreso. Ma non posso e non voglio dire di più, perché alcuni passaggi sono talmente intensi che vanno visti e gustati di persona, sintonizzandosi sulle emozioni trasmesse da un profondo Andrea. Encomiabile quando cerca di alleggerire con ironia il fardello del suo racconto. Questo attore sa trasmettere emozioni non solo parlando, ma anche facendo uso di una grande e personale mimica e gestualità, da cui traspira tutta la sua passione per la recitazione. Si rivolge alle nuove generazioni invitandole a non perdere la propria umanità. In lui, un semplice barbone, c’è tutto un mondo fatto di umanità che è insita in ogni essere umano.

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